Questa è una terra di draghi. Draghi erano sulle insegne di battaglia dei Gesati, sugli scudi dei Longobardi e sugli elmi dei cavalieri più coraggiosi. Il drago è simbolo celtico: dal vessillo di Utter Pendragon alle bandiere del Galles. Un drago era l’orifiamma di Carlo Martello che sbandò a Poitiers gli invasori venuti dal Mediterraneo. Un drago ha protetto per mille anni le mura e i castelli di Lombardia e ha dominato la pianura e i valichi alpini.

Un drago ha sventolato sui legni genovesi che solcavano orgogliosi i mari. Draghi erano sulle insegne poste alla testa delle rogazioni che rinnovavano il rito stagionale di unione degli uomini con le forze sacrali della loro terra. Draghi abitavano il mare Gerundo che ricopriva vaste porzioni della Bassa. Al drago è collegato San Giorgio, protettore della Padania, santo cancellato dai calendari da qualche burocrate in clergyman ma non dal profondo dei cuori dei popoli padani.

E' lo stesso drago, forte e paziente, saggio dispensatore di ricchezze, mansueto protettore di popoli laboriosi e furente difensore delle loro libertà, che scuote oggi la Padania eterna da un torpore durato troppo a lungo, che chiama a raccolta i suoi guerrieri, i suoi cavalieri e marinai, i suoi liberi cittadini, i suoi barbetti e cacciatori alpini e li guida alla difesa del tesoro che custodisce. Un tesoro di autonomie e di libertà che risalgono al primo giorno del mondo.

Gilberto Oneto

Quaderni Padani Anno II N°6 - Luglio-Agosto 1996 - Pag. 1 "Il Po è un drago"

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